Informazione libera? Meglio se fuori servizio

… Che Paese, questo mondo! E che mondo, questo Paese!
La mancanza di memoria e la spudoratezza ne sembrano essere i tratti comuni più caratteristici. Così come il giornalismo e la politica, nei loro contorti intrecci, ne sono probabilmente gli interpreti principali.

Un caso esemplare, a suo modo estremo, ora che se ne può parlare con le giuste distanze, è quello che riguarda il noto giornalista di “Report” Sigfrido Ranucci, ai danni del quale pochi giorni fa (ma sembra sia passato un secolo…) si è consumato un eclatante e drammatico attentato.
I fatti sono noti, i retroscena e i contesti forse un po’ meno.
Come nella migliore (o peggiore) tradizione italica e occidentale in cui, dopo la tempesta, la solidarietà e le vicinanze scattano tout court, facendo passare la vittima dallo stato di fastidioso insetto a quello di eroe civile, anche per Ranucci è deflagrato, come le sue due automobili sotto casa, il tristo meccanismo della vicinanza pelosa, il tripudio del “siamo tutti Ranucci” e del “difendiamo la libertà di stampa e di pensiero. Come se fosse una sola entità, il mondo civile si è sollevato a difesa del cosiddetto giornalismo d`inchiesta. Con quale sincerità e onestà d`intenti non si sa. Da chi e da che cosa, sono domande a cui è difficile dare una risposta.
Anche perchè la sollevazione in difesa di Ranucci e di quello che rappresenta nella nostra società, è stata quanto mai fugace. L`onda della riprovazione condivisa è lo spazio di un mattino. Nella migliore tradizione catto-occidentale, prima e dopo non si parla male del morto (“De mortuis nihil nisi bonum”), ma prima lo si è isolato e dopo compianto sì, però…

Per capirci facciamo un passo o due indietro.

Per anni i vari soggetti sottoposti alle severe inchieste di “Report” ne hanno attaccato il conduttore e i suoi collaboratori. Sovente persino sul piano umano e nel silenzio assordante di colleghi, intellettuali e politici. Nel corso del tempo, Ranucci è stato definito in tanti modi e con palese astio: disinformatore, “autore di un giornalismo militante”, pennivendolo al soldo delle sinistre, mestatore, superficiale, diffamatore seriale. Al suo modo di fare informazione si imputa, da parte di chi puote, un alto tasso di superficialità, astio, malafede.

Manca solo l`accusa di fellonia e le avremmo viste tutte.

Il giornalista è sempre accompagnato nel suo incedere (e in quello della sua più famosa trasmissione, nel migliore dei casi colpevole di godere di sorprendenti, inattese “impunità”) da attacchi a mezzo stampa e social e da querele (per lo più senza conseguenze penali ma con richieste di risarcimenti milionari, tanto per intimidire e condizionare, forse perché vale ancora per tutti la lezione di Mao Tse Dong secondo cui occorre “colpirne uno per educarne cento).
Fino alla pesante multa (150mila euro) comminata dal Garante della Privacy, Autorità nominalmente terza, per violazioni tutte da definire.

Dopo gli attestati di stima e le patacche solidaristiche appiccicate dai soliti ipocriti, tutto è ricominciato come e peggio di prima. Per i suoi tanti avversari Ranucci ha smesso gli abiti scabrosi del giornalista impavido e rompiscatole nel circuito della disinformazione e della sine cura. Le querele contro Report e i suoi artefici non sono state ritirate, perché i grandi valori come la libertà di stampa vanno bene ma l`opportunità e la soddisfazione di armarsi contro chi si ostina a non farsi i fatti propri resta pur sempre la migliore misura della nostra lealtà, della nostra cifra umana e civile.

È per questo che l`Autorità per il trattamento per i dati personali ci ha messo un amen per sanzionare i nemici della quiete pubblica e una vita per intervenire in altri casi e a spese di altri protagonisti dotati di spalle più protette.
La commissione indipendente è giunta sino al punto di tutelarsi chiedendo la sospensione del programma di Ranucci e tentando di mettere il giornalista con le spalle al muro. Un tempo una cosa del genere, già di per sé tanto grave quanto ridicola, la si sarebbe definita “censura”. Oggi è in vendita come garanzia di imparzialità e rispetto delle persone.
Dev`essere per questo che il nostro Parlamento non ritiene di dover approvare una legge contro le querele temerarie né di consentire un`azione penale contro i veri prepotenti e i veri impuniti.

La migliore informazione libera? Quella “fuori servizio”…

Articolo di Antonello Fazio pubblicato dal blog ‘Asterisco 2.0’ (www.asteriscoduepuntozero.it), diretto da Antonello Fazio che concede la pubblicazione su Bagnolinformazione.it