Intervista fatta da Michele Di Gerio ad Amer Khair per il blog ‘Asterisco 2.0’ (www.asteriscoduepuntozero.it) diretto da Antonello Fazio che concede la pubblicazione anche su ‘Bagnoli informazione’ (www.bagnolinformazione.it).

La Giordania è sempre nei pensieri di Amer Khair. Lì vivono sua madre, i fratelli e le sorelle. Spesso va da loro. Non ha mai reciso i ponti con la sua terra d’origine. Tanti anni fa è venuto a Napoli, proveniente da Amman, per gli studi universitari. Si è laureato in Medicina Veterinaria alla ‘Federico II’. Dopo aver conseguito la laurea, è rimasto a Napoli dove esercita la professione di Medico Veterinario.
Conosco Amer da molti anni e quando ci incontriamo mi piace parlare con lui del mondo arabo, delle moschee e dell’Islam. Lui è musulmano ma ha sempre vissuto la fede religiosa con discrezione. Io, invece, sono ateo ma le religioni mi hanno sempre affascinato per i loro contenuti storici e sociali.
Ho realizzato questa intervista rivolgendo qualche domanda sull’Islam ad Amer, seduti in un bar a Piazza Dante.
All’inizio gli ho chiesto quali sono le maggiori differenze tra la religione islamica e quella cattolica. La sua risposta: «Le differenze sono tante ma vorrei riferire soltanto quella che secondo me è tra le più significative. Noi ci confessiamo dei peccati direttamente col nostro dio e gli chiediamo il perdono secondo l’atto dell’istighfar. I cattolici, invece, si confessano col sacerdote, che valuta la gravità delle colpe e, con l’intervento di dio, assolve i loro peccati. Questa differenza è molto importante perché indica il rapporto esistente tra un musulmano e il suo dio. Tra noi e Allah il rapporto è ‘diretto’, privo di intermediari».

Allah è il dio dei musulmani. I suoi fedeli lo considerano: eterno, supremo, onnipotente, onnisciente, creatore dell’universo e di ogni cosa in esso contenuta. Il Corano è il testo sacro dell’Islam. Per i musulmani accoglie la parola letterale di Allah rivelata al profeta Maometto tramite l’arcangelo Gabriele. Il termine ‘maomettano’ era sinonimo di ‘musulmano’, poi è caduto in disuso. ‘Maomettano’ lo utilizzava mio padre, riferendosi ai musulmani che conobbe a Bengasi, in Libia, durante il secondo conflitto mondiale. Infatti, la nave da guerra ‘Sirio’, sulla quale era imbarcato, spesso ancorava nel porto della città.
Continuando con l’intervista ad Amer gli ho domandato se Allah è un dio buono. La risposta è stata priva di qualsiasi dubbio: «Certamente! Allah è un dio buono! Infatti, lo preghiamo per la sua bontà. Noi, non siamo stati creati inutilmente, ma siamo stati creati per pregarlo». Dopo una breve pausa, ha continuato a parlare: «Quando lo preghiamo affinché possa risolvere qualche problema egli crea le condizioni per soddisfare le nostre implorazioni. Ad esempio: se lo preghiamo per risolvere una difficile situazione economica che stiamo vivendo, egli non ci regala dei soldi, ma potrebbe darci l’opportunità di guadagnarli. Continuo con un altro esempio: se lo preghiamo per essere buoni con gli altri, egli ci potrebbe far incontrare persone bisognose dandoci l’opportunità di essere disponibili con loro. Allah, nel giorno del giudizio, valuterà la nostra condotta terrena».
Poi gli ho chiesto perché molti cattolici italiani sono diffidenti nei confronti dei musulmani. Ha risposto: «Alla luce delle mie esperienze so bene che in Italia un gran numero di cattolici non ha fiducia dei musulmani, anzi, molti hanno paura. Questo atteggiamento lo ritengo sbagliato perché il musulmano non è assolutamente violento. Egli vuole pregare, nella sua terra o lontana da essa, il suo dio. Molti italiani temono, erroneamente, che i musulmani vengono nella loro nazione per ‘islamizzarla’. Dovrebbero pensare che noi siamo in ogni parte del mondo e non vogliamo assolutamente ‘islamizzare’ le nazioni che ci ospitano. Siamo rispettosi delle tradizioni, della cultura e della religione degli altri popoli».
Io non riesco a spiegarmi la diffidenza o addirittura la paura, come dice Amer, verso l’Islam. È una religione con la sua storia, i suoi riti e i propri fedeli. Nel mondo esistono circa 2 miliardi di islamici. Sono davvero tantissimi! Tra loro figurano i sindaci delle ‘due capitali del mondo’: Sadiq Khan, sindaco di Londra, e Zohran Mamdani, sindaco di New York. Quest’ultimo, il giorno dell’investitura, avvenuta lo scorso primo gennaio, ha giurato col palmo della mano sinistra poggiato su una copia del Corano della Biblioteca Pubblica di New York e su un’altra appartenuta a suo nonno.

E i napoletani, come si comportano verso gli stranieri di religione diversa? L’ho domandato ad Amer. «Devo fare una distinzione tra due periodi – ha risposto-. Negli anni ’80 e sino all’inizio del secolo, l’atteggiamento dei napoletani verso gli stranieri di religione diversa era privo di diffidenza, inoltre, si mostravano ospitali. Successivamente, col trascorrere degli anni, si è diffuso un ‘certo sospetto’ verso i musulmani. Non molto tempo fa, esercitando la mia professione, mi è capitato di dover effettuare una visita domiciliare ad un gatto ammalato appartenente ad una signora napoletana. Giunto a casa sua, le ho mostrato il mio tesserino dell’Ordine dei Medici Veterinari di Napoli. Leggendo le mie generalità ha immaginato che ero un musulmano e mi ha cacciato fuori di casa: non voleva che io entrassi in un’abitazione di cattolici. Mi è sembrato tutto pazzesco!». Amer ha sorriso dopo aver raccontato questo fatto. Poi, ha aggiunto: «Sono sicuro che tra gli anni ’80 e l’inizio del secolo, questa esperienza non l’avrei vissuta. Naturalmente non tutti i napoletani sono come quella signora, la maggior parte restano ospitali e gentili verso gli stranieri che professano una religione diversa».
Per molti studiosi, la Chiesa, nel Vecchio Continente, vive da qualche decennio un periodo di crisi in gran parte attribuita al numero sempre più ridotto di fedeli presenti alle funzioni religiose, alla notevole diminuzione del numero delle vocazioni e ai giovani che si mostrano indifferenti verso i principi religiosi del Cattolicesimo. Il numero dei fedeli della religione islamica, invece, è in crescita, non soltanto in Italia ma anche in quelle parti del mondo dove prima si registrava una notevole presenza di cattolici, inoltre, l’Islam beneficia del seguito di molti giovani. Ho domandato ad Amer le cause di questi fenomeni. «Quando mi capita – ha affermato – di entrare in qualche chiesa durante le funzioni religiose, noto che sono presenti pochi fedeli e quasi tutti anziani. Non riesco a capire questa situazione. Forse il Cattolicesimo non riesce più a dialogare con tutti?». All’improvviso ha smesso di parlare come se attendesse una risposta al suo quesito. Poi ha continuato: «So che è in aumento il numero dei fedeli islamici in diverse nazioni, compresa l’Italia. È certo che la mia religione si rivolge a tutti, senza alcun pregiudizio».
In un articolo pubblicato lo scorso ottobre dal sito Chiesa Cattolica Italiana della Conferenza Episcopale Italiana, leggiamo: «Facendo delle previsioni sul 2050, in base al rapporto The future of World Religions redatto da Pew Research Center, il numero dei cristiani e dei musulmani sarà quasi equivalente, infatti, i cristiani saranno 2.9 miliardi mentre gli islamici raggiugeranno il numero di 2.7 miliardi. Cresceranno, invece, soprattutto nell’America settentrionale, i cosiddetti nones, coloro che si dichiarano senza religione: atei, agnostici o totalmente indifferenti».

In chiusura chiedo ad Amer se negli ultimi decenni il mondo arabo è cambiato come quello occidentale. «I cambiamenti – mi ha detto – li vedo anche nel mondo arabo. Faccio riferimento soprattutto ai cambiamenti sociali. Secondo me, sono stati causati, in modo notevole, da internet e dai social. Anche se utili per diversi impieghi, compreso quello lavorativo, hanno danneggiato i rapporti tra le persone. Non molto tempo fa, nel mondo arabo gli amici si cercavano per stare insieme e chiacchierare. Adesso, pur avendo la possibilità di vedersi da vicino, preferiscono ‘incontrarsi’ nelle chat e nei video-messaggi dei telefonini. I rapporti, quindi, risultano sterili e freddi perché sono privi di calore umano. Inoltre, nelle famiglie arabe, le ragazze e i ragazzi quando trascorrono del tempo in casa, sono concentrati sui social, che seguono coi loro cellulari. Non parlano né con la madre e né col padre, anzi, li ignorano completamente. Ma, anche i genitori, molto spesso, si comportano come i figli e finiscono per ignorarli. Affermo, con tanta tristezza, che queste scene non appartengono, come si potrebbe credere, soltanto al mondo occidentale. A differenza di un tempo, nella famiglia araba, non c’è più dialogo tra i figli e i genitori. Purtroppo, tale cambiamento non è stato frenato dalla fede islamica».
La foto di copertina ritrae Amer Khair (da www.facebook.com)

Michele Di Gerio
