Riflessioni sul contenuto del Bollettino dell’Osservatorio Vesuviano per il mese di giugno 2025

di Giuseppe Luongo * (Pozzuoli, 7.7.2025)

Sviluppiamo solo alcune riflessioni su quanto registrato dal sistema di monitoraggio nell’area flegrea. L’obiettivo è quello di dare un contributo ai cittadini per la comprensione di quanto accade, mancante nel Bollettino. Non ci sostituiamo ai responsabili dei Centri di competenza della Protezione Civile. Perciò invitiamo a leggere attentamente quanto è riportato nel Bollettino (scarica qui).

Anche in questo mese è avvenuto un terremoto di energia elevata per l’area flegrea, di magnitudo 4.6 nel Golfo di Pozzuoli, presso la costa di Baia-Bacoli, alla profondità di 3.9 km, il 30 giugno alle ore 12:47. È stato riportato anche il meccanismo di rottura delle rocce che lo hanno generato: si tratta di un meccanismo compressivo (Fig. 1.7). Per capirci, nel volume di rocce dove si è generato il sisma blocchi di rocce contrapposti tendono a muoversi l’uno verso l’altro (appunto compressione), mentre i terremoti che avvengono alla Solfatara, Pisciarelli, Porto di Pozzuoli, ovvero nella parte centrale della conca flegrea i terremoti mostrano un meccanismo tensile. Tale meccanismo è generato dalla separazione dei blocchi che producono il terremoto. Ho segnalato questa differenza perché la comprensione del processo che li genera aiuta a comprendere il processo in atto. Al centro della caldera le rocce sono spinte in alto e i blocchi separati dalla faglia si allontanano, mentre alla periferia dell’area sismicamente attiva i blocchi che si allontanano dal centro trovano lungo il percorso la resistenza dei blocchi che tendono ad opporsi alla loro spinta, da qui la compressione.  Questo fenomeno è leggibile nei dati registrati dalle stazioni GNSS e sono riportati in Fig. 2.1.5 a).

Un altro dato sul quale vi invito a porre attenzione è riportato nella Fig. 2.1.2, dove è rappresentata la curva del sollevamento del suolo alla stazione GNSS del Rione Terra (RITE). Il sollevamento è il dato che mostra la deformazione dello strato di rocce che genera i terremoti. La curva riportata mostra l’andamento del sollevamento dal gennaio 2024 a giugno 2025. Se seguite la curva osserverete un primo tratto da gennaio a ottobre 2024 che mostra il sollevamento con una velocità crescente e poi decrescente fino a mostrare quasi l’arresto; a questo segue un’altra fase del tutto simile alla precedente e che tende ad una velocità quasi nulla. Questi andamenti non sono stati interpretati, ma possiamo ipotizzare che siano la risposta ad impulsi nella sorgente che produce la deformazione sia essa magma o fluidi.

Il fenomeno non mostra chiari segni né di incremento né di riduzione significativa della sua intensità. Al momento manca un’interpretazione convincente e condivisa. I responsabili sono molto cauti e tendono ad innalzare il livello della pericolosità sismica e quello di eruzioni freatiche, anche se mancano modelli robusti, per evitare, presumo, di incorrere in eventuali responsabilità qualora accadesse un disastro non segnalato.

* Giuseppe Luongo, Professore Emerito geofisica Università Federico II, già direttore Osservatorio Vesuviano INGV