Paolo Nicchia: le parole di un comunista

Intervista fatta da Michele Di Gerio a Paolo Nicchia per il blog ‘Asterisco 2.0’ (www.asteriscoduepuntozero.it) diretto da Antonello Fazio che concede la pubblicazione anche su ‘Bagnoli informazione’ (www.bagnolinformazione.it).

La lunga militanza nel Partito Comunista Italiano (PCI) ha caratterizzato la vita di Paolo Nicchia. Il suo passato politico gli ha permesso di accumulare tanta esperienza. Ho voluto fargli delle domande per un’intervista e conoscere le sue opinioni su alcuni aspetti della politica italiana, non soltanto del passato, ma anche quelli dei giorni nostri.

È nato nel 1949 e come tanti della sua generazione iniziò a fare politica in età giovanile. Dapprima fu Segretario Provinciale di Napoli della Federazione Giovani Comunisti Italiani (FGCI) e successivamente divenne Membro della Segretaria Nazionale della FIGC. Negli anni seguenti ricoprì la carica di Segretario della Federazione Provinciale del PCI di Salerno e poi quella di Membro della Segreteria Regionale del PCI della Campania. «Io sono napoletano di Bagnoli – mi dice – ma il partito ha voluto che operassi non soltanto a Napoli e a Roma, ma anche a Salerno».

Nicchia, ancora attivo politicamente in diverse associazioni, viene considerato un leader. È schierato con forza, già da molti anni, contro qualsiasi forma di speculazione affaristica legata all’area di Bagnoli dove era situata l’Italsider.
Quando ci incontriamo per l’intervista è un venerdì di giugno, assolato e caldo. Ci sediamo ad un bar di Viale dei Campi Flegrei, una strada alberata nel centro di Bagnoli, il quartiere dove Nicchia è nato e vive.

Nicchia ad un incontro con associazioni ambientaliste, tenutosi nella campagna flegrea, per proporre un nuovo utilizzo dei terreni abbandonati della NATO (Foto di: Michele Di Gerio)

Ho iniziato l’intervista chiedendogli: «Quali sono state le tue prime esperienze politiche?». Risponde subito, senza pensare: «La vita mi ha riservato due appuntamenti per farmi avvicinare alla politica. Il primo risale agli inizi degli anni ’50 quando avevo circa quattro anni. Ero con mia zia e mio fratello, di qualche anno più grande di me, davanti al cancello del carcere di Avellino dove era recluso mio zio, comunista ed ex partigiano. Mia zia voleva che lo conoscessimo ma il direttore non ha voluto perché io e mio fratello eravamo minorenni. Quando stavamo andando via, ormai rassegnati, ci chiamò una guardia carceraria dicendoci che io e mio fratello potevamo vedere il nostro parente. Perché questo repentino cambiamento? Vi era stata una protesta dei carcerati che si opposero alla decisione del direttore. Così conobbi mio zio. Da questo fatto ho dedotto, in senso ironico, che per ottenere qualcosa sono necessari la lotta e i comunisti». Nicchia appare emozionato quando racconta questo lontano episodio, poi continua: «L’altro appuntamento è la scuola, verso la metà degli anni ’60, quando frequentavo il Liceo classico ‘Umberto I’, considerato il migliore di Napoli. Era il liceo della borghesia, forse quella più becera, ma vi erano ottimi docenti. Noi studenti organizzavano diversi scioperi, quasi tutti per motivi banali. Quando eravamo seriamente rimproverati, ero sempre io a confrontarmi col preside per difendere le motivazioni studentesche. In quegli anni, anche se superficialmente, mi sentivo un comunista».

Negli anni ’60 il liceo classico ‘Umberto I’, frequentato da Nicchia, era certamente il più prestigioso di Napoli. Ma, col trascorrere degli anni ci sono stati dei cambiamenti. Qualche altro liceo classico ha acquisito maggiore visibilità, mi riferisco allo ‘Jacopo Sannazaro’ ed al ‘Vittorio Emanule III’ mentre quello dei Padri Barnabiti, che faceva parte dell’Istituto Denza di Posillipo, un tempo molto prestigioso, è stato addirittura chiuso.

Mostro a Nicchia una vecchia foto del 17 gennaio 1981, fatta nel corso di un incontro a Valva, in provincia di Salerno. Erano trascorse alcune settimane dal terremoto del 23 novembre 1980. In quella maledetta domenica anche Valva ebbe ingenti danni e la perdita di vite umane. Nella foto, Nicchia, con una lunga barba, parla ad un microfono da dietro a un tavolo, indossando un eskimo, tipico capo d’abbigliamento dei giovani comunisti di quel periodo. Vicino a lui c’è Enrico Berlinguer e Antonio Bassolino, giovanissimo. Alle loro spalle, più distante, si riconosce Vincenzo De Luca, con i baffi, anch’egli molto giovane. Mi viene naturale domandargli qual’è stata l’influenza di Berlinguer sulla politica italiana. Nicchia è chiaro nella risposta: «L’influenza di Berlinguer sulla politica italiana è stata rilevante! Portò il PCI ad avere un ‘peso’ nazionale, rompendo gli schemi. Infatti, con Berlinguer il PCI, alle elezioni politiche del 1976, raggiunse il 34%, un valore numerico costituito anche da ‘pezzi consistenti’ della società». Poi fa una riflessione: «Io sono di formazione ‘togliattiana’ e credo che Berlinguer abbia continuato l’opera di Palmiro Togliatti, che fu maestro di politica, insegnando come ‘aprire le situazioni’, coinvolgere ed attuare la cosiddetta ‘manovra politica’ legata ai processi reali della società. Berlinguer riuscì ad espandere il pensiero di Togliatti poiché negli anni’ 70 la società italiana era in fase di mutamento ed ebbe la capacità di portare la cultura comunista in ambienti precedentemente preclusi. Infine, all’interno del partito ha sempre cercato di mantenere una ‘coerenza di fondo’». Nicchia conclude col ‘compromesso storico’: «La figura di Berlinguer è associata al ‘compromesso storico’ per il quale ho sempre avuto dei dubbi politici perché, con la sua attuazione, si finiva per accreditare, senza un graduale processo, culture molto diverse. Comunque, nel 1979, il PCI uscì dal ‘governo di unità nazionale’».

Nicchia insieme ad Enrico Berlinguer e Antonio Bassolino, giovanissimo. In fondo si riconosce Vincenzo De Luca con i baffi, anch`egli molto giovane (Foto da: www.gozlinusvalva.com)

Quando parla delle elezioni per il rinnovo del Parlamento italiano del 1976, che si tennero il 20 e il 21 giugno, Nicchia fa riferimento ad un importante periodo storico della nostra repubblica e del PCI. A quelle elezioni parteciparono per la prima volta i diciottenni. Il PCI raggiunse il 34,4% delle preferenze (+5 punti rispetto a quattro anni prima), ottenendo 228 seggi alla Camera, a conclusione di una campagna elettorale tesa e difficile.

Dopo la sua analisi su Berlinguer, gli chiedo: «Ma, dove sono finiti i valori della sinistra?». Sorride, vorrebbe scherzare, poi afferma: «Considerando la ‘giustizia sociale’ come valore della sinistra, perché differenzia l’uomo di sinistra, non ho dubbi nell’affermare che oggi si è frantumata. Frantumata in piccoli gruppi, in rivendicazioni sporadiche che a volte hanno il carattere di rivendicazioni corporative. Lo sciopero dei mezzi pubblici, ad esempio, è diventato qualcosa di ‘punitivo’ agli occhi di diversi settori di lavoratori perché gli condiziona la giornata. La rivendicazione della ‘giustizia sociale’ non appartiene più ad un movimento. Inoltre, la ‘giustizia sociale’ sta subendo gli attacchi maggiori: vediamo le picconate inferte allo stato sociale». Aggiunge: «In questo periodo, col riarmo, verranno sottratte risorse economiche alla sanità pubblica ed alla scuola per indirizzarle alle industrie delle armi. Tutto questo va di pari passo con la privatizzazione della sanità e la privatizzazione della scuola. In questo contesto, alcuni gruppi di sinistra, che non riescono a diventare un ‘progetto politico’, portano avanti rivendicazioni estemporanee».

Dopo la crisi dei valori della sinistra, invito Nicchia a parlare della ‘questione Bagnoli’. «Inizio facendo delle considerazioni – dice -. L’area industriale dismessa dell’Italsider non è periferica, infatti, è prossima a Fuorigrotta ed a Posillipo. Rappresenta uno scenario che desta diversi interessi, si pensi al mare che la bagna ed all’isola di Nisida distante soltanto qualche centinaio di metri. L’area è destinata ad un doppio e contraddittorio futuro. Il primo è rappresentato da quello che io e diverse associazioni ci auguriamo: qualcosa di utile per gli equilibri generali della città con la realizzazione di un grande parco verde e spazi per la libera balneazione dei cittadini. L’altro futuro dovrebbe prevedere processi speculativi ed affaristici, a discapito dell’ambiente e della gente comune. Quindi, la ‘questione Bagnoli’ è rappresentata da una grande area industriale dismessa che dev’essere bonificata, ma anche risanata perché i residui industriali sono altamente presenti. Inoltre, l’area dovrebbe essere ridisegnata da un punto di vista urbanistico». Ma, Nicchia vede delle nuvole nere assemblarsi su Bagnoli: «Anche se lo scontro per determinare il destino del territorio un tempo occupato dall’Italsider sarà molto duro, con questo Sindaco e questo Governo, che sembrano politamente in contrasto, ma di fatto non lo sono, divento pessimista, perché credo che il futuro dell’area si stia ‘piegando’ verso la speculazione e gli affari».

L`area che fu occupata dall`Italsider ed i resti industriali (Foto da: www.ilmanifesto.it)

Poi, mi è sembrato opportuno domandargli se ci sono colpe da parte della sinistra sui problemi del lavoro. «Le colpe sono tante ed enormi. Esiste una questione storica di responsabilità della sinistra. Verso la fine degli anni ’70, Luciano Lama, segretario della CGIL, in un’intervista pubblicata dal quotidiano La Repubblica affermò che il salario era legato alle vicende dell’azienda e al profitto del padrone. Da questo si deduce che le rivendicazioni operaie non erano in ragione delle esigenze sociali ma erano dipendenti dal capitale.

A questo dobbiamo aggiungere la critica a Berlinguer ed alla difesa della ‘scala mobile’ fatte da Lama e da una parte della dirigenza del PCI. Quindi, la sinistra inizia a schierarsi a favore dell’azienda. Nel 1997, col ‘pacchetto Treu’, proposto da Tiziano Treu, vengono ancora messi da parte gli interessi della classe operaia. Infine, il ‘jobs act’ di Matteo Renzi, del 2014, continua ad essere lontano dalle esigenze dei lavoratori. La sinistra, quindi, ormai da diversi decenni ha assunto logiche ‘filopatronali’».

Avviandomi verso la fine dell’intervista, vorrei sapere da Nicchia se la sinistra ha sbagliato credendo che la destra fosse morta e sepolta. «Certamente questa destra – dice- è stata sottovalutata dalla sinistra. Con Berlusconi la destra ha preso vigore. Sono ritornati diversi movimenti neofascisti che, con questo governo, si sentono padroni dell’Italia. È molto grave che manifestazioni apertamente neofasciste vengono tollerate. In questo contesto politico la sinistra è priva di difese militanti ed organizzate, perché esistono solo piccoli gruppi isolati. Tale situazione può essere preoccupante per la democrazia. Infatti, dal ‘saluto romano’ o dall’appuntamento a Predappio, non è difficile il passaggio a forme squadristiche. Noi abbiamo un governo che definisco ‘parafascista’, con chiari atteggiamenti antioperai, antipopolari ed antidemocratici».

Chiudo l’intervista con una domanda che da qualche tempo si pone il popolo della sinistra: «Può essere battuta questa destra?». Nicchia risponde in modo preciso: «Può essere battuta riprendendo le lotte sociali con un soggetto che ha strumenti politici moderni, diversi da quelli estemporanei che ho menzionato prima. Può essere battuta se a quelli di destra non gli concediamo nessun riconoscimento, considerandoli al di fuori dei confini democratici. A questa destra non le si deve concedere neanche un dialogo politico. La destra vince se c’è poca gente che va a votare, poca mobilitazione sociale e poca crescita culturale. Riguardo a quest’ultimo aspetto, vorrei evidenziare che l’Italia sta vivendo un forte declino culturale».

La foto di copertina: Paolo Nicchia (Foto da: www.facebook.com)

Michele Di Gerio

Archeozoologo e saggista. Calabrese di Castrovillari, vive a Napoli. È fortemente legato alla sua terra e alle sue origini.